Questi riferimenti normativi sono da considerarsi sempre in rapido aggiornamento essendo leggi mutevoli,ma costituiscono la spina dorsale della legislazione di impiantistica.

  • RIFERIMENTI NORMATIVI

    Con la definizione normativa elettrica si intende l’insieme di leggi, norme di attuazione e norme di riferimento tecnico che disciplinano il settore dell’impiantistica elettrica.

    La materia è disciplinata in Italia da una serie di leggi e decreti che partono dal 1955 al 2001. Fra questo corpus abbiamo la Legge n. 186 del 01 marzo 1968, che impone la realizzazione degli impianti elettrici ed elettronici, installazioni e macchinari “a regola d’arte”, riconoscendo allo stesso tempo alle normative CEI la regola dell’arte. In tempi più recenti questo principio è stato ripreso e sviluppato dalla Legge n. 46 del 5 marzo 1990 Attualmente la legge 46/90 è stata abrogata insieme al Dpr 447 ed è sostituita dal DM 37 del 22 gennaio 2008. I punti salienti della legge sono:

    la limitazione all’installazione e manutenzione degli impianti a soggetti abilitati, in possesso di requisiti tecnico-professionali riconosciuti;
    l’obbligo di rilascio della dichiarazione di conformità da parte dell’installatore;
    l’obbligo di utilizzo di materiali certificati a norma, sia nella loro scelta, sia nella loro messa in opera;
    la necessità di redigere un progetto per gli impianti che superano alcune dimensioni di metratura o sono relative ad impianti particolari (medici, a maggior rischio in caso di incendio o sono ambienti a rischio di esplosione);
    la protezione dell’utilizzatore da contatti diretti (il contatto con parti normalmente in tensione) e indiretti (parti metalliche che non dovrebbero essere in tensione, come le carcasse degli elettrodomestici);
    l’obbligo dell’impianto di messa a terra;
    l’obbligo di installazione dell’interruttore differenziale;

    In Italia le norme tecniche che definiscono la modalità di costruzione e installazione dei componenti elettrici sono redatte dal Comitato Elettrotecnico Italiano (CEI), che a sua volta recepisce le normative europee (EN). Sono altresi’ utilizzabili le norme tecniche delle altre associazioni normatrici europee: OVE (Austria), BEC-CEB (Belgio), BDS (Bulgaria), CYS (Cipro), UNMZ (Repubblica Ceca), DS (Danimarca), EVS (Estonia), SESKO (Finlandia), UTE (Francia), DKE (Germania), ELOT (Grecia), MSZT (Ungheria), IST (Islanda), ETCI (Irlanda), LVS (Latvia), LST (Lituania), ILNAS (Lussemburgo), MSA (Malta), NEC (Paesi Bassi), NEK (Norvegia), PKN (Polonia), IPG (Portogallo), ASRO (Romania), AENOR (Spagna), SEV/SUTN (Slovacchia), SIST (Slovenia), SEK (Svezia), Electrosuisse (Svizzera), BEC (Regno Unito).

    Esistono in Europa diversi enti con la funzione di certificare la conformità degli apparecchi elettrici con la normativa in vigore. Per l’Italia il più conosciuto e famoso è l’Istituto Italiano del Marchio di Qualità (IMQ). Per l’Europa è l’European Norms Electrical Certification (ENEC).

    Legislazione italiana

    Esistono una serie di decreti e leggi che disciplinano il rapporto fra leggi e normative:

    Decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955 n 547 (si inizia a varare delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro), il presente Decreto è stato abrogato dal DL 09/04/2008 n. 81;
    Decreto ministeriale 3/04/1957 (sancisce all’Ispettorato del Lavoro il controllo e la verifica degli impianti elettrici), abrogato dall’art.19 del DM 19/09/1959. Il presente decreto ministeriale è stato modificato dal decreto ministeriale 22 febbraio 1965. I verbali di verifica sono stati modificati dal decreto ministeriale 13 luglio 1965 e successivamente dal decreto ministeriale 15 ottobre 1993. Gli art. 2, 3 e 4 sono abrogati dall’art. 9 del decreto del presidente della repubblica 22 ottobre 2001, n. 462;
    Decreto ministeriale 12/09/1959 (disciplina meglio la parte relativa alle verifiche e ai collaudi degli impianti elettrici e dei dispositivi di protezione dalle scariche atmosferiche, introduce i famosi modelli A, B e C);
    Legge 1 marzo 1968 n 186 (famosa legge di due articoli in cui si segnala l’obbligo di costruire gli impianti elettrici a “regola d’arte” e che le norme CEI si considerano a regola d’arte, da osservare che è una legge con valenza legale superiore ai decreti);
    Legge 46 del 5 marzo 1990 Attualmente la legge 46/90 è stata abrogata insieme al Dpr 447 ed è sostituita dal DM 37 del 22 gennaio 2008, come sottospecificato;
    Decreto del Presidente della Repubblica 22 ottobre 2001 n 462 (che autorizza al controllo degli impianti elettrici, dei dispositi di protezione dalle scariche atmosferiche da enti abilitati oltre che alle ASL o ARPA);
    Decreto ministeriale n. 37 del 22/01/2008 che abroga e sostituisce la Legge 46/90 lasciando in vigore solo 3 articoli (8, 14, 16);
    Decreto legislativo n. 81 del 09/04/2008, testo unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro

  • DECRETO MINISTERO

    Ai sensi dell’articolo 3, comma 1, della legge n. 17 del 2007, con l’entrata in vigore del presente regolamento sono abrogati:

    – il regolamento di cui al d.P.R. 6 dicembre 1991, n. 447,
    – gli articoli da 107 a 121 del testo unico di cui al d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380,
    – la legge 5 marzo 1990, n. 46, ad eccezione degli articoli 8, 14 e 16, le cui sanzioni trovano applicazione in misura raddoppiata per le violazioni degli obblighi previsti dallo stesso regolamento

    Decreto del ministero dello sviluppo economico 22 gennaio 2008, n. 37

    Regolamento concernente l’attuazione dell’articolo 11-quaterdecies, comma 13,
    lettera a) della legge n. 248 del 2005, recante riordino delle disposizioni in
    materia di attività di installazione degli impianti all’interno degli edifici(G.U. n. 61 del 12 marzo 2008)

    Ai sensi dell’articolo 3, comma 1, della legge n. 17 del 2007, con l’entrata in vigore del presente regolamento sono abrogati:
    -il regolamento di cui al d.P.R. 6 dicembre 1991, n. 447,
    -gli articoli da 107 a 121 del testo unico di cui al d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380,
    -la legge 5 marzo 1990, n. 46, ad eccezione degli articoli 8, 14 e 16, le cui sanzioni trovano
    applicazione in misura raddoppiata per le violazioni degli obblighi previsti dallo stesso
    regolamento.

    Art. 1. Ambito di applicazione

    1. Il presente decreto si applica agli impianti posti al servizio degli edifici, indipendentemente dalla
    destinazione d’uso, collocati all’interno degli stessi o delle relative pertinenze. Se l’impianto è
    connesso a reti di distribuzione si applica a partire dal punto di consegna della fornitura.
    2. Gli impianti di cui al comma 1 sono classificati come segue:
    a) impianti di produzione, trasformazione, trasporto, distribuzione, utilizzazione dell’energia
    elettrica, impianti di protezione contro le scariche atmosferiche, nonché gli impianti per
    l’automazione di porte, cancelli e barriere;
    b) impianti radiotelevisivi, le antenne e gli impianti elettronici in genere;
    c) impianti di riscaldamento, di climatizzazione, di condizionamento e di refrigerazione di qualsiasi
    natura o specie, comprese le opere di evacuazione dei prodotti della combustione e delle condense,
    e di ventilazione ed aerazione dei locali;
    d) impianti idrici e sanitari di qualsiasi natura o specie;
    e) impianti per la distribuzione e l’utilizzazione di gas di qualsiasi tipo, comprese le opere di
    evacuazione dei prodotti della combustione e ventilazione ed aerazione dei locali;
    f) impianti di sollevamento di persone o di cose per mezzo di ascensori, di montacarichi, di scale
    mobili e simili;
    g) impianti di protezione antincendio.
    3. Gli impianti o parti di impianto che sono soggetti a requisiti di sicurezza prescritti in attuazione
    della normativa comunitaria, ovvero di normativa specifica, non sono disciplinati, per tali aspetti,
    dalle disposizioni del presente decreto.

    Art. 2. Definizioni relative agli impianti

    1. Ai fini del presente decreto si intende per:
    a) punto di consegna delle forniture: il punto in cui l’azienda fornitrice o distributrice rende
    disponibile all’utente l’energia elettrica, il gas naturale o diverso, l’acqua, ovvero il punto di
    immissione del combustibile nel deposito collocato, anche mediante comodato, presso l’utente;

    b) potenza impegnata: il valore maggiore tra la potenza impegnata contrattualmente con l’eventuale
    fornitore di energia, e la potenza nominale complessiva degli impianti di autoproduzione
    eventualmente installati;
    c) uffici tecnici interni: strutture costituite da risorse umane e strumentali preposte all’impiantistica,
    alla realizzazione degli impianti aziendali ed alla loro manutenzione i cui responsabili posseggono i
    requisiti tecnico-professionali previsti dall’articolo 4;
    d) ordinaria manutenzione: gli interventi finalizzati a contenere il degrado normale d’uso, nonché a
    far fronte ad eventi accidentali che comportano la necessità di primi interventi, che comunque non
    modificano la struttura dell’impianto su cui si interviene o la sua destinazione d’uso secondo le
    prescrizioni previste dalla normativa tecnica vigente e dal libretto di uso e manutenzione del
    costruttore;
    e) impianti di produzione, trasformazione, trasporto, distribuzione, utilizzazione dell’energia
    elettrica: i circuiti di alimentazione degli apparecchi utilizzatori e delle prese a spina con esclusione
    degli equipaggiamenti elettrici delle macchine, degli utensili, degli apparecchi elettrici in genere.
    Nell’ambito degli impianti elettrici rientrano anche quelli di autoproduzione di energia fino a 20 kw
    nominale, gli impianti per l’automazione di porte, cancelli e barriere, nonché quelli posti all’esterno
    di edifici se gli stessi sono collegati, anche solo funzionalmente, agli edifici;
    f) impianti radiotelevisivi ed elettronici: le componenti impiantistiche necessarie alla trasmissione
    ed alla ricezione dei segnali e dei dati, anche relativi agli impianti di sicurezza, ad installazione fissa
    alimentati a tensione inferiore a 50 V in corrente alternata e 120 V in corrente continua, mentre le
    componenti alimentate a tensione superiore, nonché i sistemi di protezione contro le sovratensioni
    sono da ritenersi appartenenti all’impianto elettrico; ai fini dell’autorizzazione, dell’installazione e
    degli ampliamenti degli impianti telefonici e di telecomunicazione interni collegati alla rete
    pubblica, si applica la normativa specifica vigente;
    g) impianti per la distribuzione e l’utilizzazione di gas: l’insieme delle tubazioni, dei serbatoi e dei
    loro accessori, dal punto di consegna del gas, anche in forma liquida, fino agli apparecchi
    utilizzatori, l’installazione ed i collegamenti dei medesimi, le predisposizioni edili e meccaniche per
    l’aerazione e la ventilazione dei locali in cui deve essere installato l’impianto, le predisposizioni edili
    e meccaniche per lo scarico all’esterno dei prodotti della combustione;
    h) impianti di protezione antincendio: gli impianti di alimentazione di idranti, gli impianti di
    estinzione di tipo automatico e manuale nonché gli impianti di rilevazione di gas, di fumo e
    d’incendio;
    i) CEI: Comitato Elettrotecnico Italiano;
    l) UNI: Ente Nazionale Italiano di Unificazione.

    Art. 3. Imprese abilitate

    1. Le imprese, iscritte nel registro delle imprese di cui al d.P.R. 7 dicembre 1995, n. 581 e
    successive modificazioni, di seguito registro delle imprese, o nell’Albo provinciale delle imprese
    artigiane di cui alla legge 8 agosto 1985, n. 443, di seguito albo delle imprese artigiane, sono
    abilitate all’esercizio delle attività di cui all’articolo 1, se l’imprenditore individuale o il legale
    rappresentante ovvero il responsabile tecnico da essi preposto con atto formale, è in possesso dei
    requisiti professionali di cui all’articolo 4.
    2. Il responsabile tecnico di cui al comma 1 svolge tale funzione per una sola impresa e la qualifica
    è incompatibile con ogni altra attività continuativa.
    3. Le imprese che intendono esercitare le attività relative agli impianti di cui all’articolo 1
    presentano la dichiarazione di inizio attività, ai sensi dell’articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n.
    241 e successive modificazioni, indicando specificatamente per quali lettera e quale voce, di quelle
    elencate nel medesimo articolo 1, comma 2, intendono esercitare l’attività e dichiarano, altresì, il
    possesso dei requisiti tecnico-professionali di cui all’articolo 4, richiesti per i lavori da realizzare.

    4. Le imprese artigiane presentano la dichiarazione di cui al comma 3, unitamente alla domanda
    d’iscrizione all’albo delle imprese artigiane per la verifica del possesso dei prescritti requisiti
    tecnico-professionali e il conseguente riconoscimento della qualifica artigiana. Le altre imprese
    presentano la dichiarazione di cui al comma 3, unitamente alla domanda di iscrizione, presso
    l’ufficio del registro delle imprese.
    5. Le imprese non installatrici, che dispongono di uffici tecnici interni sono autorizzate
    all’installazione, alla trasformazione, all’ampliamento e alla manutenzione degli impianti, relativi
    esclusivamente alle proprie strutture interne e nei limiti della tipologia di lavori per i quali il
    responsabile possiede i requisiti previsti all’articolo 4.
    6. Le imprese, di cui ai commi 1, 3, 4 e 5, alle quali sono stati riconosciuti i requisiti tecnico-
    professionali, hanno diritto ad un certificato di riconoscimento, secondo i modelli approvati con
    decreto del Ministro dell’industria del commercio e dell’artigianato dell’11 giugno 1992. Il
    certificato è rilasciato dalle competenti commissioni provinciali per l’artigianato, di cui alla legge 8
    agosto 1985, n. 443, e successive modificazioni, o dalle competenti camere di commercio, di cui
    alla legge 29 dicembre 1993, n. 580, e successive modificazioni.

    Art. 4. Requisiti tecnico-professionali

    1. I requisiti tecnico-professionali sono, in alternativa, uno dei seguenti:
    a) diploma di laurea in materia tecnica specifica conseguito presso una università statale o
    legalmente riconosciuta;
    b) diploma o qualifica conseguita al termine di scuola secondaria del secondo ciclo con
    specializzazione relativa al settore delle attività di cui all’articolo 1, presso un istituto statale o
    legalmente riconosciuto, seguiti da un periodo di inserimento, di almeno due anni continuativi, alle
    dirette dipendenze di una impresa del settore. Il periodo di inserimento per le attività di cui
    all’articolo 1, comma 2, lettera d) è di un anno;
    c) titolo o attestato conseguito ai sensi della legislazione vigente in materia di formazione
    professionale, previo un periodo di inserimento, di almeno quattro anni consecutivi, alle dirette
    dipendenze di una impresa del settore. Il periodo di inserimento per le attività di cui all’articolo 1,
    comma 2, lettera d) è di due anni;
    d) prestazione lavorativa svolta, alle dirette dipendenze di una impresa abilitata nel ramo di attività
    cui si riferisce la prestazione dell’operaio installatore per un periodo non inferiore a tre anni, escluso
    quello computato ai fini dell’apprendistato e quello svolto come operaio qualificato, in qualità di
    operaio installatore con qualifica di specializzato nelle attività di installazione, di trasformazione, di
    ampliamento e di manutenzione degli impianti di cui all’articolo 1.
    2. I periodi di inserimento di cui alle lettere b) e c) e le prestazioni lavorative di cui alla lettera d)
    del comma 1 possono svolgersi anche in forma di collaborazione tecnica continuativa nell’ambito
    dell’impresa da parte del titolare, dei soci e dei collaboratori familiari. Si considerano, altresì, in
    possesso dei requisiti tecnico-professionali ai sensi dell’articolo 4 il titolare dell’impresa, i soci ed i
    collaboratori familiari che hanno svolto attività di collaborazione tecnica continuativa nell’ambito di
    imprese abilitate del settore per un periodo non inferiore a sei anni. Per le attività di cui alla lettera
    d) dell’articolo 1, comma 2, tale periodo non può essere inferiore a quattro anni.

    Art. 5. Progettazione degli impianti

    1. Per l’installazione, la trasformazione e l’ampliamento degli impianti di cui all’articolo 1, comma
    2, lettere a), b), c), d), e), g), è redatto un progetto. Fatta salva l’osservanza delle normative più
    rigorose in materia di progettazione, nei casi indicati al comma 2, il progetto è redatto da un
    professionista iscritto negli albi professionali secondo la specifica competenza tecnica richiesta
    mentre, negli altri casi, il progetto, come specificato all’articolo 7, comma 2, è redatto, in
    alternativa, dal responsabile tecnico dell’impresa installatrice.
    2. Il progetto per l’installazione, trasformazione e ampliamento, è redatto da un professionista
    iscritto agli albi professionali secondo le specifiche competenze tecniche richieste, nei seguenti casi:
    a) impianti di cui all’articolo 1, comma 2, lettera a), per tutte le utenze condominiali e per utenze
    domestiche di singole unità abitative aventi potenza impegnata superiore a 6 kw o per utenze
    domestiche di singole unità abitative di superficie superiore a 400 mq;
    b) impianti elettrici realizzati con lampade fluorescenti a catodo freddo, collegati ad impianti
    elettrici, per i quali è obbligatorio il progetto e in ogni caso per impianti di potenza complessiva
    maggiore di 1200 VA resa dagli alimentatori;
    c) impianti di cui all’articolo 1, comma 2, lettera a), relativi agli immobili adibiti ad attività
    produttive, al commercio, al terziario e ad altri usi, quando le utenze sono alimentate a tensione
    superiore a 1000 V, inclusa la parte in bassa tensione, o quando le utenze sono alimentate in bassa
    tensione aventi potenza impegnata superiore a 6 kw o qualora la superficie superi i 200 mq;
    d) impianti elettrici relativi ad unità immobiliari provviste, anche solo parzialmente, di ambienti
    soggetti a normativa specifica del CEI, in caso di locali adibiti ad uso medico o per i quali sussista
    pericolo di esplosione o a maggior rischio di incendio, nonché per gli impianti di protezione da
    scariche atmosferiche in edifici di volume superiore a 200 mc;
    e) impianti di cui all’articolo 1, comma 2, lettera b), relativi agli impianti elettronici in genere
    quando coesistono con impianti elettrici con obbligo di progettazione;
    f) impianti di cui all’articolo 1, comma 2, lettera c), dotati di canne fumarie collettive ramificate,
    nonché impianti di climatizzazione per tutte le utilizzazioni aventi una potenzialità frigorifera pari o
    superiore a 40.000 frigorie/ora;
    g) impianti di cui all’articolo 1, comma 2, lettera e), relativi alla distribuzione e l’utilizzazione di gas
    combustibili con portata termica superiore a 50 kw o dotati di canne fumarie collettive ramificate, o
    impianti relativi a gas medicali per uso ospedaliero e simili, compreso lo stoccaggio;
    h) impianti di cui all’articolo 1, comma 2, lettera g), se sono inseriti in un’attività soggetta al rilascio
    del certificato prevenzione incendi e, comunque, quando gli idranti sono in numero pari o superiore
    a 4 o gli apparecchi di rilevamento sono in numero pari o superiore a 10.
    3. I progetti degli impianti sono elaborati secondo la regola dell’arte. I progetti elaborati in
    conformità alla vigente normativa e alle indicazioni delle guide e alle norme dell’UNI, del CEI o di
    altri Enti di normalizzazione appartenenti agli Stati membri dell’Unione europea o che sono parti
    contraenti dell’accordo sullo spazio economico europeo, si considerano redatti secondo la regola
    dell’arte.
    4. I progetti contengono almeno gli schemi dell’impianto e i disegni planimetrici nonché una
    relazione tecnica sulla consistenza e sulla tipologia dell’installazione, della trasformazione o
    dell’ampliamento dell’impianto stesso, con particolare riguardo alla tipologia e alle caratteristiche
    dei materiali e componenti da utilizzare e alle misure di prevenzione e di sicurezza da adottare. Nei
    luoghi a maggior rischio di incendio e in quelli con pericoli di esplosione, particolare attenzione è
    posta nella scelta dei materiali e componenti da utilizzare nel rispetto della specifica normativa
    tecnica vigente.
    5. Se l’impianto a base di progetto è variato in corso d’opera, il progetto presentato è integrato con la
    necessaria documentazione tecnica attestante le varianti, alle quali, oltre che al progetto,
    l’installatore è tenuto a fare riferimento nella dichiarazione di conformità.
    6. Il progetto, di cui al comma 2, è depositato presso lo sportello unico per l’edilizia del comune in
    cui deve essere realizzato l’impianto nei termini previsti all’articolo 11.

    Art. 6. Realizzazione ed installazione degli impianti

    1. Le imprese realizzano gli impianti secondo la regola dell’arte, in conformità alla normativa
    vigente e sono responsabili della corretta esecuzione degli stessi. Gli impianti realizzati in
    conformità alla vigente normativa e alle norme dell’UNI, del CEI o di altri Enti di normalizzazione
    appartenenti agli Stati membri dell’Unione europea o che sono parti contraenti dell’accordo sullo
    spazio economico europeo, si considerano eseguiti secondo la regola dell’arte.
    2. Con riferimento alle attività produttive, si applicano le norme generali di sicurezza di cui
    all’articolo 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 31 marzo 1989 e le relative
    modificazioni.
    3. Gli impianti elettrici nelle unità immobiliari ad uso abitativo realizzati prima del 13 marzo 1990
    si considerano adeguati se dotati di sezionamento e protezione contro le sovracorrenti posti
    all’origine dell’impianto, di protezione contro i contatti diretti, di protezione contro i contatti
    indiretti o protezione con interruttore differenziale avente corrente differenziale nominale non
    superiore a 30 mA.

    Art. 7. Dichiarazione di conformità

    1. Al termine dei lavori, previa effettuazione delle verifiche previste dalla normativa vigente,
    comprese quelle di funzionalità dell’impianto, l’impresa installatrice rilascia al committente la
    dichiarazione di conformità degli impianti realizzati nel rispetto delle norme di cui all’articolo 6. Di
    tale dichiarazione, resa sulla base del modello di cui all’allegato I, fanno parte integrante la
    relazione contenente la tipologia dei materiali impiegati, nonché il progetto di cui all’articolo 5.
    2. Nei casi in cui il progetto è redatto dal responsabile tecnico dell’impresa installatrice l’elaborato
    tecnico è costituito almeno dallo schema dell’impianto da realizzare, inteso come descrizione
    funzionale ed effettiva dell’opera da eseguire eventualmente integrato con la necessaria
    documentazione tecnica attestante le varianti introdotte in corso d’opera.
    3. In caso di rifacimento parziale di impianti, il progetto, la dichiarazione di conformità, e
    l’attestazione di collaudo ove previsto, si riferiscono alla sola parte degli impianti oggetto dell’opera
    di rifacimento, ma tengono conto della sicurezza e funzionalità dell’intero impianto. Nella
    dichiarazione di cui al comma 1 e nel progetto di cui all’articolo 5, è espressamente indicata la
    compatibilità tecnica con le condizioni preesistenti dell’impianto.
    4. La dichiarazione di conformità è rilasciata anche dai responsabili degli uffici tecnici interni delle
    imprese non installatrici di cui all’articolo 3, comma 3, secondo il modello di cui all’allegato II del
    presente decreto.
    5. Il contenuto dei modelli di cui agli allegati I e II può essere modificato o integrato con decreto
    ministeriale per esigenze di aggiornamento di natura tecnica.
    6. Nel caso in cui la dichiarazione di conformità prevista dal presente articolo, salvo quanto previsto
    all’articolo 15, non sia stata prodotta o non sia più reperibile, tale atto è sostituito – per gli impianti
    eseguiti prima dell’entrata in vigore del presente decreto – da una dichiarazione di rispondenza, resa
    da un professionista iscritto all’albo professionale per le specifiche competenze tecniche richieste,
    che ha esercitato la professione, per almeno cinque anni, nel settore impiantistico a cui si riferisce la
    dichiarazione, sotto personale responsabilità, in esito a sopralluogo ed accertamenti, ovvero, per gli
    impianti non ricadenti nel campo di applicazione dell’articolo 5, comma 2, da un soggetto che
    ricopre, da almeno 5 anni, il ruolo di responsabile tecnico di un’impresa abilitata di cui all’articolo 3,
    operante nel settore impiantistico a cui si riferisce la dichiarazione.

    Art. 8. Obblighi del committente o del proprietario

    1. Il committente è tenuto ad affidare i lavori di installazione, di trasformazione, di ampliamento e
    di manutenzione straordinaria degli impianti indicati all’articolo 1, comma 2, ad imprese abilitate ai
    sensi dell’articolo 3.
    2. Il proprietario dell’impianto adotta le misure necessarie per conservarne le caratteristiche di
    sicurezza previste dalla normativa vigente in materia, tenendo conto delle istruzioni per l’uso e la
    manutenzione predisposte dall’impresa installatrice dell’impianto e dai fabbricanti delle
    apparecchiature installate. Resta ferma la responsabilità delle aziende fornitrici o distributrici, per le
    parti dell’impianto e delle relative componenti tecniche da loro installate o gestite.
    3. Il committente entro 30 giorni dall’allacciamento di una nuova fornitura di gas, energia elettrica,
    acqua, negli edifici di qualsiasi destinazione d’uso, consegna al distributore o al venditore copia
    della dichiarazione di conformità dell’impianto, resa secondo l’allegato I, esclusi i relativi allegati
    obbligatori, o copia della dichiarazione di rispondenza prevista dall’articolo 7, comma 6. La
    medesima documentazione è consegnata nel caso di richiesta di aumento di potenza impegnata a
    seguito di interventi sull’impianto, o di un aumento di potenza che senza interventi sull’impianto
    determina il raggiungimento dei livelli di potenza impegnata di cui all’articolo 5, comma 2 o
    comunque, per gli impianti elettrici, la potenza di 6 kw.
    4. Le prescrizioni di cui al comma 3 si applicano in tutti i casi di richiesta di nuova fornitura e di
    variazione della portata termica di gas.
    5. Fatti salvi i provvedimenti da parte delle autorità competenti, decorso il termine di cui al comma
    3 senza che sia prodotta la dichiarazione di conformità di cui all’articolo 7, comma 1, il fornitore o il
    distributore di gas, energia elettrica o acqua, previo congruo avviso, sospende la fornitura.

    Art. 9. Certificato di agibilità

    1. Il certificato di agibilità è rilasciato dalle autorità competenti previa acquisizione della
    dichiarazione di conformità di cui all’articolo 7, nonché del certificato di collaudo degli impianti
    installati, ove previsto dalle norme vigenti.

    Art. 10. Manutenzione degli impianti

    1. La manutenzione ordinaria degli impianti di cui all’articolo 1 non comporta la redazione del
    progetto né il rilascio dell’attestazione di collaudo, né l’osservanza dell’obbligo di cui all’articolo 8,
    comma 1, fatto salvo il disposto del successivo comma 3.
    2. Sono esclusi dagli obblighi della redazione del progetto e dell’attestazione di collaudo le
    installazioni per apparecchi per usi domestici e la fornitura provvisoria di energia elettrica per gli
    impianti di cantiere e similari, fermo restando l’obbligo del rilascio della dichiarazione di
    conformità.
    3. Per la manutenzione degli impianti di ascensori e montacarichi in servizio privato si applica il
    d.P.R. 30 aprile 1999, n. 162 e le altre disposizioni specifiche.

    Art. 11. Deposito presso lo sportello unico per l’edilizia del progetto, della dichiarazione di conformità o del certificato di collaudo.

    1. Per il rifacimento o l’installazione di nuovi impianti di cui all’articolo 1, comma 2, lettere a), b),
    c), d), e), g) ed h), relativi ad edifici per i quali è già stato rilasciato il certificato di agibilità, fermi
    restando gli obblighi di acquisizione di atti di assenso comunque denominati, l’impresa installatrice
    deposita, entro 30 giorni dalla conclusione dei lavori, presso lo sportello unico per l’edilizia, di cui
    all’articolo 5 del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 del comune ove ha sede l’impianto, la dichiarazione di
    conformità ed il progetto redatto ai sensi dell’articolo 5, o il certificato di collaudo degli impianti
    installati, ove previsto dalle norme vigenti.
    2. Per le opere di installazione, di trasformazione e di ampliamento di impianti che sono connesse
    ad interventi edilizi subordinati a permesso di costruire ovvero a denuncia di inizio di attività, di cui
    al d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, il soggetto titolare del permesso di costruire o il oggetto che ha
    presentato la denuncia di inizio di attività deposita il progetto degli impianti da realizzare presso lo
    sportello unico per l’edilizia del comune ove deve essere realizzato l’intervento, contestualmente al
    progetto edilizio.
    3. Lo sportello unico di cui all’articolo 5 del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, inoltra copia della
    dichiarazione di conformità alla Camera di commercio industria artigianato e agricoltura nella cui
    circoscrizione ha sede l’impresa esecutrice dell’impianto, che provvede ai conseguenti riscontri con
    le risultanze del registro delle imprese o dell’albo provinciale delle imprese artigiane, alle
    contestazioni e notificazioni, a norma dell’articolo 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e
    successive modificazioni, delle eventuali violazioni accertate, ed alla irrogazione delle sanzioni
    pecuniarie ai sensi degli articoli 20, comma 1, e 42, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo
    1998, n. 112.

    Art. 12. Contenuto del cartello informativo

    1. All’inizio dei lavori per la costruzione o ristrutturazione dell’edificio contenente gli impianti di
    cui all’articolo 1 l’impresa installatrice affigge un cartello da cui risultino i propri dati identificativi,
    se è prevista la redazione del progetto da parte dei soggetti indicati all’articolo 5, comma 2, il nome
    del progettista dell’impianto o degli impianti.

    Art. 13. Documentazione

    1. I soggetti destinatari delle prescrizioni previste dal presente decreto conservano la
    documentazione amministrativa e tecnica, nonché il libretto di uso e manutenzione e, in caso di
    trasferimento dell’immobile, a qualsiasi titolo, la consegnano all’avente causa. L’atto di
    trasferimento riporta la garanzia del venditore in ordine alla conformità degli impianti alla vigente
    normativa in materia di sicurezza e contiene in allegato, salvo espressi patti contrari, la
    dichiarazione di conformità ovvero la dichiarazione di rispondenza di cui all’articolo 7, comma 6.
    Copia della stessa documentazione è consegnata anche al soggetto che utilizza, a qualsiasi titolo,
    l’immobile.

    Art. 14. Finanziamento dell’attività di normazione tecnica

    1. In attuazione dell’articolo 8 della legge n. 46/1990, all’attività di normazione tecnica svolta
    dall’UNI e dal CEI è destinato il tre per cento del contributo dovuto annualmente dall’Istituto
    nazionale per la assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) per l’attività di ricerca ai sensi
    dell’articolo 3, comma 3, del decreto-legge 30 giugno 1982, n. 390, convertito, con modificazioni,
    dalla legge 12 agosto 1982, n. 597.
    2. La somma di cui al comma 1, calcolata sull’ammontare del contributo versato dall’INAIL è
    iscritta a carico di un apposito capitolo dello stato di previsione della spesa del Ministero dello
    sviluppo economico per il 2007 e a carico delle proiezioni del corrispondente capitolo per gli anni
    seguenti.

    Art. 15. Sanzioni

    1. Alle violazioni degli obblighi derivanti dall’articolo 7 del presente decreto si applicano le
    sanzioni amministrative da euro 100,00 ad euro 1.000,00 con riferimento all’entità e complessità
    dell’impianto, al grado di pericolosità ed alle altre circostanze obiettive e soggettive della
    violazione.
    2. Alle violazioni degli altri obblighi derivanti dal presente decreto si applicano le sanzioni
    amministrative da euro 1.000,00 ad euro 10.000,00 con riferimento all’entità e complessità
    dell’impianto, al grado di pericolosità ed alle altre circostanze obiettive e soggettive della
    violazione.
    3. Le violazioni comunque accertate, anche attraverso verifica, a carico delle imprese installatrici
    sono comunicate alla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura competente per
    territorio, che provvede all’annotazione nell’albo provinciale delle imprese artigiane o nel registro
    delle imprese in cui l’impresa inadempiente risulta iscritta, mediante apposito verbale.
    4. La violazione reiterata tre volte delle norme relative alla sicurezza degli impianti da parte delle
    imprese abilitate comporta altresì, in casi di particolare gravità, la sospensione temporanea
    dell’iscrizione delle medesime imprese dal registro delle imprese o dall’albo provinciale delle
    imprese artigiane, su proposta dei soggetti accertatori e su giudizio delle commissioni che
    sovrintendono alla tenuta dei registri e degli albi.
    5. Alla terza violazione delle norme riguardanti la progettazione ed i collaudi, i soggetti accertatori
    propongono agli ordini professionali provvedimenti disciplinari a carico dei professionisti iscritti
    nei rispettivi albi.
    6. All’irrogazione delle sanzioni di cui al presente articolo provvedono le Camere di commercio,
    industria, artigianato ed agricoltura.
    7. Sono nulli, ai sensi dell’articolo 1418 del Codice Civile, i patti relativi alle attività disciplinate dal
    presente regolamento stipulati da imprese non abilitate ai sensi dell’articolo 3, salvo il diritto al
    risarcimento di eventuali danni.
    Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti
    normativi della Repubblica italiana. è fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
    osservare.

  • DESCRIZIONE

    Descrizione GENERALE : Già la Legge 46/90 (ora abrogata a favore del DM 37/2008) aveva provveduto a prescrivere la tassativa eliminazione di una consuetudine tipica presente nel settore agricolo: quella del “fai da te” degli impianti elettrici. L’indicazione derivante da tale norma era chiara: la cura di detti impianti doveva essere affidata a professionisti del settore, prevedendo che l’installazione, la trasformazione, l’ampliamento e la manutenzione degli impianti elettrici dovesse essere eseguita solo ed esclusivamente da “soggetti abilitati” (imprese regolarmente iscritte nel Registro delle Imprese, il cui imprenditore fosse in possesso di determinati requisiti tecnico professionali).

    Inoltre prescriveva che tutti gli impianti, anche quelli costruiti prima dell’anno 1990, fossero opportunamente adeguati alle Norme C.E.I.

    Per ottemperare a tale Legge, chiunque dovesse installare o effettuare manutenzione ad un impianto elettrico era tenuto a rivolgersi ad una ditta autorizzata, che, terminato il lavoro, era tenuto a rilasciare al committente una “dichiarazione di conformità”, ossia un documento in cui la ditta installatrice si assume la responsabilità dell’esecuzione corretta del lavoro commissionato (corredato, se del caso, dagli allegati obbligatori stabiliti dalla Legge 46/90).

    Il rilascio della “dichiarazione di conformità” era motivato dai seguenti aspetti:

    il committente, in caso di ispezione da parte dell’Organo di Vigilanza, potesse dimostrare di aver commissionato il lavoro ad un soggetto abilitato

    in caso di lavoro male eseguito occorreva, per eseguire le opportune contestazioni, poter esibire detto documento

    il Sindaco non poteva rilasciare il certificato di abitabilità o agibilità di un immobile in assenza della dichiarazione di conformità sopra citata

    la dichiarazione di conformità era richiesta dai Vigili del Fuoco in caso di presentazione di pratica di certificato di prevenzione incendi

    nelle Aziende con presenza di personale subordinato o ad esso equiparato, ai sensi del D.P.R. 547/55 art. 267 (ora D.Lgs 81/2008), la presenza di impianti elettrici fatiscenti era punita penalmente.

    Inoltre, disporre della dichiarazione di conformità di cui alla Legge 46/90 era fondamentale per evitare contestazioni in caso di ispezione.

    Inoltre, il Decreto 447/91, di attuazione della Legge 46/90 sanciva che in determinati casi (superficie superiore ai 200 metri quadrati con utenze alimentate a bassa tensione) l’impianto elettrico dovesse essere progettato da un professionista in possesso di determinati requisiti professionali.

    E dopo ?

    A decorrere dal 27/3/2008, la L. 46/90 (ad eccezione di alcuni articoli, tra cui quello riguardante le “verifiche”), il regolamento di cui al D.P.R. 447/91 e gli articoli da 107 a 121 del D.P.R. 380/2001, sono stati abrogati e sostituiti dal D.M. 22.01.2008 n° 37 “Regolamento concernente l’attuazione dell’articolo 11-quaterdecies, comma 13, lettera a) della legge n. 248 del 2 dicembre 2005, recante riordino delle disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all’interno degli edifici”.

    Essa introduce alcune novità di rilievo:

    estende il campo di applicazione a qualsiasi destinazione d’uso degli edifici (sia privati che pubblici) e alle aree di pertinenza (es.: cortili, aree parcheggio, ecc.)

    classifica diversamente gli impianti:

    a) impianti di produzione, trasformazione, trasporto, distribuzione, utilizzazione dell’energia elettrica, impianti di protezione contro le scariche atmosferiche, nonché gli impianti per l’automazione di porte, cancelli e barriere

    b) impianti radiotelevisivi, le antenne e gli impianti elettronici in genere

    c) impianti di riscaldamento, di climatizzazione, di condizionamento e di refrigerazione di qualsiasi natura o specie, comprese le opere di evacuazione dei prodotti della combustione e delle condense, e di ventilazione ed aerazione dei locali

    d) impianti idrici e sanitari di qualsiasi natura o specie

    e) impianti per la distribuzione e l’utilizzazione di gas di qualsiasi tipo, comprese le opere di evacuazione dei prodotti della combustione e ventilazione ed aerazione dei locali

    f) impianti di sollevamento di persone o di cose per mezzo di ascensori, di montacarichi, di scale mobili e simili

    g) impianti di protezione antincendio

    rende più selettivi i requisiti di qualificazione professionale

    richiede di depositare la Dichiarazione di Conformità presso lo Sportello Unico per l’Edilizia del Comune dove è ubicato l’immobile in cui è installato l’impianto (anziché essere inviata alla Camera di Commercio)

    maggiora le sanzioni in caso di inosservanza.

    Anche nei casi di compravendita, donazione, permuta, conferimento, ecc., il venditore deve fornire garanzie sulla conformità degli impianti alla vigente normativa in materia di sicurezza; in tali casi (impianti eseguiti prima dell’entrata in vigore del citato decreto), la dichiarazione di conformità agli impianti è sostituita da una dichiarazione, predisposta da un tecnico abilitato, di “rispondenza alla regola dell’arte”, ovvero alle norme tecniche vigenti all’epoca della costruzione, tenuto conto delle condizioni di esercizio e degli usi a cui è destinato l’edificio. In assenza di tale documento, si rischia l’applicazione di una sanzione amministrativa da mille a 10mila euro, oltre al rischio, da parte del venditore, dell’obbligo di risarcimento del danno provocato all’acquirente. In pratica:

    fino al 26 marzo 2008: la dichiarazione di conformità deve essere rilasciata sul modulo preesistente (riferimento: DM 20 febbraio 1992)

    dal 27 marzo 2008: la dichiarazione di conformità va rilasciata sui nuovi moduli, previsti dagli Allegati I e II del DM 37/2008.

    N.B.: in data 25 giugno 2008, il Decreto legislativo n. 112 del 25/06/2008 ha soppresso l’art. 13 del DM 37/2008, dove venivano richieste la reperibilità della documentazione e delle certificazioni degli impianti esistenti in caso di compravendita degli immobili. Lo scambio di tale documentazione non rappresenta quindi più un obbligo; tuttavia si consiglia, nel caso, di richiederla comunque, a tutela dell’incolumità e della sicurezza generale di chi subentra nell’immobile.

    3) Le verifiche necessarie

    Gli impianti di messa a terra, le installazioni alimentate in tensione, le stallazioni e i dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche, gli impianti elettrici installati nelle zone con pericolo d’esplosione devono essere sottoposti a controlli periodici di efficienza.

    La dichiarazione di conformità rilasciata dall’installatore, eventualmente corredata da tutti gli allegati obbligatori, equivale all’omologazione dell’impianto; quest’ultimo potrà quindi essere messo in esercizio.

    Per il rifacimento o l’installazione di nuovi impianti, entro 30 giorni dalla conclusione dei lavori, il Datore di lavoro è tenuto ad inviare la dichiarazione di conformità allo Sportello Unico per le Attività Produttive, o il certificato di collaudo degli impianti installati, ove previsto dalle norme vigenti.

    Il Datore di lavoro, nell’esercizio dell’impianto, è tenuto ad effettuare la regolare manutenzione e a far sottoporre lo stesso a verifica periodica che è:

    – biennale per gli impianti di terra e i dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche installati in cantieri, locali ad uso medico e negli ambienti a maggior rischio in caso di incendio

    – quinquennale in tutti gli altri casi.

    Nel caso di impianti ubicati in luoghi con pericolo d’esplosione (art. 5 del D.P.R. 462/01), la messa in esercizio degli può avvenire solo dopo la verifica di conformità effettuata dall’installatore dell’impianto e contestuale rilascio al Datore di lavoro della relativa dichiarazione di conformità.

    La dichiarazione deve essere inviata, entro 30 giorni, allo Sportello Unico per le Attività Produttive.

    In questo caso, però, l’omologazione è effettuata dall’ASL o dall’ARPA mediante una prima verifica sulla conformità alla normativa vigente degli impianti denunciati.

    Durante l’esercizio degli impianti il Datore di lavoro è tenuto ad effettuare la regolare manutenzione ed è tenuto altresì a far sottoporre gli stessi a verifica periodica ogni due anni.

    La cessazione d’esercizio, l’esecuzione di modifiche sostanziali preponderanti e il trasferimento o spostamento degli impianti sono soggetti a:

    – comunicazione tempestiva agli uffici competenti per territorio

    – effettuazione di una verifica straordinaria (la cui effettuazione non modifica in alcun modo le scadenze delle verifiche periodiche, che continuano ad essere “conteggiate” a partire dalla data di messa in esercizio dell’impianto).

    Per l’effettuazione delle verifiche periodiche (artt. 4 e 6 del D.P.R. 462/01), il Datore di lavoro può rivolgersi all’ASL (o, a seconda delle regioni, all’ARPA), o in alternativa a Organismi individuati dal Ministero delle Attività Produttive sulla base dei criteri stabiliti dalla normativa tecnica europea UNI CEI.

    Ricapitolando:

    tutti gli impianti elettrici devono essere adeguati alle norme di sicurezza vigenti all’epoca della realizzazione, tenuto conto del fatto che:

    gli impianti realizzati prima del 1990 si considerano adeguati se dotati quantomeno di sezionamento e protezione contro le sovracorrenti, di protezione contro i contatti diretti, di protezione contro i contatti indiretti o protezione con interruttore differenziale (salvavita)

    per gli impianti realizzati dopo il marzo 1990, tutti i lavori di nuova installazione o di adeguamento degli impianti elettrici devono essere stati eseguiti da un soggetto abilitato il quale, al termine del lavoro, dovrebbe avere rilasciato la relativa dichiarazione di conformità, eventualmente corredata de allegati tecnici obbligatori

    il proprietario dell’impianto è comunque tenuto alla custodia della documentazione di legge.

    la vigilanza sull’applicazione delle norme compete alle AUSL ed agli Uffici Tecnici Comunali, e sono previste sanzioni amministrative per gli inadempienti; in caso di incidenti o incendi dovuti a inidoneità (o carenza di manutenzione) degli impianti elettrici, possono scattare sanzioni più gravi (anche penali).

    4 Attività collegate

    Dimensionamento, installazione, utilizzo, gestione e manutenzione della rete elettrica aziendale.

    Tutte le attività che richiedono l’utilizzo di un impianto elettrico.

    (informativa raccolta su http://www.csa.it )